27 Mag Lugocontemporanea 2026 | SUMUD | XXII Edizione
LUGOCONTEMPORANEA 2026
SUMUD | XXII Edizione
Centro Storico di Lugo di Romagna 26, 29 GIUGNO e 1, 2 LUGLIO 2026
JEFF MILLS *
PAOLA CARIDI / MICAELA FRULLI / YOUSEF HAMDOUNA
EDOARDO CAMURRI / MASSIMILIANO MORINI
FUSAIFUSA
CIUMA
MONI OVADIA
MARCANTONIO
ENEA PIGNATTA / GIANMARCO MISSIROLI / ALEX BABINI
Direzione Artistica:
John De Leo e Monia Mosconi
Associazione Culturale LUGOCONTEMPORANEA
Con il Patrocinio di:
Regione Emilia Romagna
Comune di Lugo
RAI Radio 3
In collaborazione con:
RAVENNA FESTIVAL
ARCI Ravenna
COMBO Jazz Club
TEATRO ROSSINI
EducAid
Illustrazione:
Andrea Serio
Elaborazione Grafica:
Elisa Caldana
SUMUD – EDIZIONE 2026
Giunge alla ventiduesima edizione Lugocontemporanea, la rassegna multidisciplinare che si svolge a Lugo di Romagna e che -come il suo stesso nome vorrebbe suggerire- pone attenzione sulle istanze del nostro tempo. Ogni anno la direzione artistica del festival offre alle personalità invitate e al pubblico presente un tema, uno spunto da elaborare e di riflessione; il tema di Lugocontemporanea 2026 è SUMUD (صُمُود), termine arabo di complessa traduzione per noi occidentali anche per una profonda densità semantica.
In proposito Monia Ovadia, uno tra gli autorevoli protagonisti in programma ci dice: « Onore al festival che pone al proprio centro una parola che abbiamo imparato recentemente, una parola che non faceva parte della nostra lingua e che invece, d’ora in avanti, ne farà parte: Sumud. Una parola che potremmo tradurre con resistenza, impegno a resistere, una parola palestinese. »
Derivato dal verbo Samada, “resistere” ma anche “prendere”, il Sumud racchiude una tensione tra passività e azione; una pratica di resistenza attiva, non violenta e non armata fondata sulla permanenza e sull’abitare. Traducibile inoltre in “fermezza”, “perseveranza”, Sumud supera la nozione di resilienza e implica un agire consapevole e vitale; indica la determinazione a rimanere sulla propria terra opponendosi alla sottomissione attraverso la continuità della vita quotidiana.
Fermo restando prioritaria l’attenzione dell’umanità in merito alla secolare questione israelo-palestinese, così come alla relativa paradigmatica passività della maggior parte dei governi del globo rispetto al genocidio di Gaza oramai giunto a totale compimento, Sumud amplia le accezioni di senso e si estende a ogni latitudine del nostro pianeta.
In un mondo segnato da conflitti, oppressione, inequità e marginalizzazione, tale concetto richiama a un’urgenza, alla necessità di riconsiderare tutti una nuova postura etico-politica; continua Ovadia: « Aprire un centro culturale è un atto di resistenza, vivere a oltranza è un atto di resistenza, amare è un atto di resistenza, non perdere mai la propria dignità anche nelle condizioni più atroci è un atto di resistenza. Da questo punto di vista, la sumud del popolo palestinese è un esempio per tutti noi. In questi tempi, tutte le persone giuste, cioè quelle che riconoscono nell’altro il proprio simile, il proprio fratello, dovrebbero sentirsi palestinesi e con i loro mezzi, nelle loro condizioni, tutti gli uomini giusti dovrebbero mettere in campo la loro sumud quotidiana quotidiana per liberare il popolo palestinese, per restituirlo alla sua terra, per dargli tutti i diritti, primo fra i quali il diritto all’autodeterminazione. Dobbiamo impegnarci per sentirci palestinesi e comportarci da palestinesi: non cedere mai all’indicibile brutalità del sionista che mostra in se stesso la perdita dell’umano e rivela una ferocia che sfarina completamente il senso prima dell’umanità, la solidarietà con cui soffre, la solidarietà con chi si trova in disagio, il sentimento di protezione per coloro che sono fragili e deboli. Se non questo, cos’altro è l’umanità? Allora imbracciamo tutti, come se fossi un’arma di pace e di liberazione, questa parola: sumud. »
PROGRAMMA
VENERDÌ 26 GIUGNO 2026 PAVAGLIONE | Piazza dei Martiri della Libertà 10
H 20:00 MARCANTONIO – CASA GERMOGLIO
[installazione] Da venerdì 26 giugno a giovedì 2 luglio
Il germoglio cresce piano con dolce prepotenza, trova posto anche quando tutto cambia intorno. Il germoglio è la vita che riparte, la memoria che torna a germinare dalle sue radici. Mi emoziona immaginare che dalle case, non più case, possa rinascere una natura gentile, una speranza positiva. Mi commuove credere che da dentro, un interiore che non può essere distrutto neanche quando l’esterno crolla, si possa manifestare una tensione verso il futuro tale da mantenere solida l’identità di un popolo anche in mezzo a un genocidio.
Marcantonio (classe 1976) è uno scultore e art designer italiano tra i più apprezzati della sua generazione. Formatosi all’Accademia di Belle Arti come scenografo, dal 2001 unisce l’arte al design industriale con un approccio imprevedibile ed emozionale. La sua poetica fonde la memoria dell’oggetto con un’interpretazione provocatoria, esplorando costantemente il rapporto tra uomo e natura attraverso opere di ispirazione naturale e animale. Oltre a portare avanti una produzione indipendente di bronzi e sculture a tiratura limitata, collabora attivamente con prestigiosi brand internazionali, tra cui Armani, Natuzzi, Seletti, Qeeboo, Slide e Mogg.
PAVAGLIONE | Piazza Mazzini
H 21:30 JEFF MILLS presents TOMORROW COMES THE HARVEST
feat. Jean Phi Dary & Rasheeda Ali [musica] in collaborazione con Ravenna Festival
Jeff Mills Jean Phi Dary Rasheeda AliAutentico godfather della “minimal techno” di Detroit e co-fondatore del collettivo Underground Resistance, Jeff Mills è uno dei musicisti che meglio hanno visualizzato “il futuro”, senza tradire l’afflato spirituale che innerva tutta la tradizione della black music. Questo progetto nacque infatti come collaborazione con Tony Allen, gigante dell’afro-beat, dopo la cui scomparsa è subentrato Jean Philippe Dary, tastierista e produttore di origini guyanesi che ha lavorato a lungo proprio al fianco del grande percussionista, dando il suo contributo anche al jazz sinuoso di Greg Osby e al pop mondialista di Damon Albarn.
LUNEDÌ 29 GIUGNO 2026 MUSEO BARACCA
H 18:30 EDOARDO CAMURRI / MASSIMILIANO MORINI – LA VITA CHE BRUCIA
Gli insegnamenti della sofferenza [conferenza]
Edoardo Camurri giornalista, scrittore Massimiliano Morini docente di lingua inglese e traduzione, moderatoreDi fronte al dolore, niente ha più senso. Ma è forse proprio allora che la parola ritrova la sua potenza. Ed è proprio questa potenza ad animare La vita che brucia – un testo sfolgorante in cui Edoardo Camurri rivive a cuore aperto l’esperienza più antica, più straziante di tutte: l’ineluttabilità della sofferenza. In questa ricerca, l’universalità non sarà abbastanza e l’intimità è di troppo; bisogna invece lasciarsi andare al vorticoso vociare del mondo, spingersi in un vero e proprio viaggio al termine della notte, al di là di ciò che pensiamo di essere. E, per riuscirci, la versatilità stilistica di Camurri non lascia nulla di inesplorato: l’antica sapienza vedica riaffiora nella teoria marxiana del valore; gli schematismi kantiani intessono visioni lisergiche; il frammento eracliteo sprofonda nella vividezza emotiva del flusso di coscienza. La vita che brucia non propone l’algida consolazione delle idee, ma l’appassionante e sofferta ricerca di Qualcosa che dia conto del nostro sentire: la cosmogonia in un battito di ciglia; il frinire delfico delle cicale; l’epifania di una fotografia ritrovata; il viavai di sensazioni in una giornata che è una vita, che è tutte le vite, che è la realtà nella sua bruciante maestosità. E così, se ascoltassimo la voce che sussurra – e che ci sta accanto – in ogni piega dell’esistenza, al di là di quel fragile Io che ci incatena alla sofferenza, forse riusciremmo a riscoprire la verità più essenziale, la più sconvolgente: «il semplice fatto di esserci è già la risposta».
Con Introduzione alla realtà Edoardo Camurri ci ha esortati a esplorare il mondo, gli oggetti, i sentimenti, le relazioni che ci circondano da sempre, e che crediamo di conoscere alla perfezione, con occhi nuovi. D’altro canto, niente è afferrabile nella sua interezza: tutto esiste su piani diversissimi, che dalla nostra prospettiva ci è possibile soltanto immaginare. Una scissione che è la ferita che genera ogni sofferenza. In questo libro, Camurri va ancora oltre e racconta la frizione tra mondi solo apparentemente incompatibili: il mondo di ciò che è e quello di ciò che non è più, il mondo di ciò che potrebbe essere e non è ancora, il mondo di ciò che più ci spaventa, e inevitabilmente sarà. Perché è solo ragionando su quel che più ci fa soffrire che potremo ambire a trovare una porta, al di là della quale, saremo invitati a incontrare il bagliore che siamo.
Edoardo Camurri (1974) lavora per la radio, la televisione e i giornali. Per Adelphi ha curato “Il reato di scrivere” di Juan Rodolfo Wilcock, per Mondadori ha introdotto gli scritti psichedelici di Aldous Huxley, ed è autore di “Introduzione alla realtà” e de “La vita che brucia” entrambi usciti per Timeo.
Massimiliano Morini è professore ordinario di Lingua inglese e traduzione all’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Si occupa di pratica, teoria e storia della traduzione (Tradurre l’inglese, Il Mulino 2016; Theatre Translation, Bloomsbury 2022; Human Translators in the Machine Age, Routledge 2026) e di stilistica (Jane Austen’s Narrative Techniques, Ashgate 2009). Per Feltrinelli ha tradotto Chaucer, Austen e Dickens. Scrive su Alias – il manifesto.
PESCHERIE DELLA ROCCA | Largo del Tricolore
H 21:00 JOURNEY N°1: RAVENNA – BERLIN – inaugurazione mostra e concerto
[esposizione artistica + musica] Ingresso gratuito
Giammarco Missiroli e Axel Babini fotografia a cura di Veronica Lanconelli – identità visiva Emilio MacchiaJourney N°1: Ravenna – Berlin nasce da un viaggio in macchina dalle campagne di Ravenna a Berlino. Un attraversamento di paesaggi, stazioni di servizio, periferie, camere temporanee e incontri casuali, dove fotografia e cinema diventano due modi diversi di abitare lo spazio e il tempo.
La mostra raccoglie fotografie realizzate durante il viaggio da Axel Babini e Gianmarco Missiroli, insieme a installazioni video tratte dal film e frammenti del voice over originale. Le immagini fisse convivono con quelle in movimento, mentre la voce attraversa lo spazio espositivo come un diario discontinuo, fatto di osservazioni, ricordi e tentativi di orientamento.
Più che documentare un percorso geografico, Journey N°1 prova a interrogare il significato del partire, dell’attraversare e del cercare un luogo a cui appartenere. Il viaggio diventa così una forma di relazione con i paesaggi incontrati e con le persone che li abitano, ma anche un modo per riflettere sulla memoria, sull’identità e sulla distanza tra ciò che osserviamo e ciò che riusciamo davvero a trattenere.
La mostra sarà inaugurata con un concerto, intervento musicale e performativo di E.C.G. Disputa e i suoi musicisti. Il live presenta brani originali tra folk, jazz, funk e punk, che dialogano con le immagini esposte offrendo una lettura sonora del paesaggio e del presente.
La mostra è aperta dal 29 giugno al 19 luglio: il giovedì e il venerdì dalle 16.00 alle 19.00, il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 19.00. In occasione di Lugocontemporanea, l’1 e il 2 luglio apertura serale dalle 20.00 alle 23.00.
Il progetto espositivo è realizzato in collaborazione con il Comune di Cotignola, dove, presso il circolo ARCI di Cassanigio, sarà presentato in anteprima, Sabato 27 Giugno, il libro “Journey No.1: Ravenna – Berlin” e la proiezione di alcuni estratti del film. Saranno presenti Giammarco Missiroli, Axel Babini, Enea Pignatta, la curatrice del libro e della mostra Veronica Lanconelli e il grafico Emilio Macchia.
MERCOLEDÌ 1 LUGLIO 2026 PAVAGLIONE | Piazza Mazzini
H 21:00 ULTIMO GIORNO DI GAZA
[conferenza] Ingresso gratuito
Paola Caridi giornalista, storica e scrittrice Micaela Frulli docente di diritto internazionale dell’Università di Firenze Yousef Hamdouna direttore del centro per disabili dell’ong EducAidIn un tempo in cui la parola genocidio è tornata a pesare come presenza concreta, la tragedia di Gaza e della Palestina ci pone una domanda terribile e necessaria: come resistere all’annientamento quando si è “senza potere”? Civili bombardati, vite spezzate, città rase al suolo e diritti violati reclamano responsabilità e ci ricordano che essere senza potere non significa essere senza voce. Una conversazione pubblica sulla forza delle parole come strumento di lotta e di cura: contro l’orrore, contro il silenzio, per chi non c’è più e per chi resta.
Paola Caridi (Roma, 1961) è saggista, giornalista ed esperta di storia politica contemporanea del mondo arabo. Dopo l’esperienza decennale come corrispondente dal Cairo e da Gerusalemme per Lettera22 (di cui è co-fondatrice) e per varie testate italiane, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui la Colomba d’Oro per la Pace. Autrice del blog invisiblearabs.com, ha pubblicato per Feltrinelli svariati saggi e libri per ragazzi, tra cui Arabi invisibili, Gerusalemme senza Dio e Hamas.
Micaela Frulli è Professoressa ordinaria di Diritto internazionale all’Università di Firenze, specializzata in crimini internazionali, peacekeeping, immunità degli Stati e contrasto alla violenza di genere. Affiliata a importanti istituti di ricerca internazionali (come l’International Law Association), ha collaborato come esperta con il Ministero della Difesa alla stesura del Manuale di diritto internazionale umanitario per le Forze armate italiane.
Yousef Hamdouna, palestinese nato a Gaza nel 1981. Da 20 anni impegnato nello svolgimento di interventi umanitari e di sviluppo in Palestina, in particolare nel campo dell’educazione inclusiva e dei diritti delle persone con disabilità. Rientrato in Italia per una missione di lavoro due settimane prima del 7 ottobre 2023, da quel momento è bloccato in Italia.
H 22:30 FUSAIFUSA
[musica] Ingresso gratuito
Ashti Abdo voce, corde, fiati, percussioni Ali Belazi voce, percussioni, tastiere Taha Ennouri batteria, elettronica Federico Gueci basso elettrico, guembriTravolgente ensemble musicale che si muove all’incrocio fra sonorità mediorientali e afro-beat, ritmi maghrebini ed elettronica, sufismo e cultura tradizionale sub-sahariana, i Fusaifusa nascono in Italia nel 2019 grazie all’incontro fra quattro artisti talentuosi provenienti da alcune delle zone più calde e complesse del Pianeta: il compositore e polistrumentista curdo-siriano Ashti Abdo, il percussionista e producer elettronico tunisino Taha Ennouri, il cantante e autore di musica Sufi, anch’egli tunisino, Ali Belazi, e il bassista e polistrumentista siciliano Federico Gueci.
Il nome della band, derivato da un termine arabo che richiama l’idea del mosaico, riflette la loro inclinazione a creare connessioni tra suoni e ritmi diversi, unendo varie sensibilità in una concezione della musica (e della vita) basata sull’armonia e sulla connessione universale.
In occasione del festival suoneranno una nuova composizione dedicata al legno come simbolo di resistenza e lotta: Sumoud. Lo strumento musicale che hanno scelto, il liuto arabo, porta lo stesso nome del suo materiale, infatti è chiamato proprio Oud (عود, ovvero “legno”). C’è un legame invisibile tra il legno degli alberi e la forza del sumud: il liuto e l’albero possiedono la stessa capacità di curvarsi, sopportare la pressione e trasformarla in arte. L’oud non è solo uno strumento, ma la voce di una resistenza nutrita d’amore, che si fa armonia dimostrando che finché c’è musica, c’è speranza e fermezza.
GIOVEDÌ 2 LUGLIO 2026 PAVAGLIONE | Piazza Mazzini
H 21:00 MONI OVADIA
Uomo di teatro, attivista dei diritti civili e sociali [conferenza] – Ingresso gratuito
Moni OvadiaUn festival che pone al proprio centro una parola che abbiamo imparato recentemente, una parola che non faceva parte della nostra lingua e che invece, d’ora in avanti, ne farà parte: sumud. Una parola che potremmo tradurre con resistenza, impegno a resistere, una parola palestinese. E il popolo palestinese è un esempio fulgido di sumud, di capacità di resistere all’orrore con cui lo Stato sionista lo opprime, lo tortura, lo espropria, lo mette in una condizione di apartheid, lo vorrebbe vedere sparire in quanto popolo, vorrebbe sottrargli la sua terra, in cui ha vissuto per secoli e secoli.
Ed ecco che il popolo palestinese, che sta subendo un inenarrabile martirio, trova la forza di resistere nelle condizioni più inimmaginabili. Ma la resistenza del popolo palestinese, oltre ad avere gruppi di lotta che cercano di contrastare l’orrore prodotto dai criminali sionisti, si manifesta anche nei gesti della vita quotidiana. Mettere al mondo un figlio è un atto di resistenza, aprire un centro culturale è un atto di resistenza, vivere a oltranza è un atto di resistenza, amare è un atto di resistenza, non perdere mai la propria dignità anche nelle condizioni più atroci è un atto di resistenza. Da questo punto di vista, la sumud del popolo palestinese è un esempio per tutti noi.
In questi tempi, tutte le persone giuste, cioè quelle che riconoscono nell’altro il proprio simile, il proprio fratello, dovrebbero sentirsi palestinesi e con i loro mezzi, nelle loro condizioni, tutti gli uomini giusti dovrebbero mettere in campo la loro sumud quotidiana per liberare il popolo palestinese, per restituirlo alla sua terra, per dargli tutti i diritti, primo fra i quali il diritto all’autodeterminazione. Dobbiamo impegnarci per sentirci palestinesi e comportarci da palestinesi: non cedere mai all’indicibile brutalità del sionista che mostra in se stesso la perdita dell’umano e rivela una ferocia che sfarina completamente il senso prima dell’umanità, la solidarietà con cui soffre, la solidarietà con chi si trova in disagio, il sentimento di protezione per coloro che sono fragili e deboli. Se non questo, cos’altro è l’umanità? Allora imbracciamo tutti, come se fosse un’arma di pace e di liberazione, questa parola: sumud.
Moni Ovadia (Plovdiv, 1946) è un attore, musicista e autorevole uomo di cultura italiano di origini ebraico-sefardita. Dopo gli esordi nella musica popolare, dagli anni ’80 ha sviluppato un personalissimo “teatro musicale” che fonde recitazione e canto, contribuendo a far conoscere la cultura yiddish in chiave contemporanea. Consacrato al grande pubblico nel 1993 con lo spettacolo Oylem Goylem, ha all’attivo decine di opere teatrali e collaborazioni cinematografiche con maestri come Moretti, Monicelli e Faenza. Già Direttore Artistico del Mittelfest e, dal 2021, del Teatro Comunale di Ferrara, Ovadia è noto anche per il suo costante impegno civile a favore dei diritti e della pace. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti (tra cui il Premio UBU e il Premio De Sica) e ben tre lauree honoris causa.
H 22:30 CIUMA
[musica + danza] Ingresso gratuito
Ciuma organetto e voce Alfredo Nuti dal Portone chitarra, cori Mirko Abbondanza basso, cori Enrico Mao Bocchini batteria Giulia Frattini danzaIn occasione di Lugocontemporanea, Ciuma incontra la danza di Giulia Frattini per un evento che travalica i confini dei generi. La musica di Ciuma è un mosaico vibrante: una miscela di stili che fonde radici popolari, suggestioni contemporanee e sperimentazione acustica. Su questo tappeto sonoro di brani originali, l’espressione fisica di Giulia Frattini si inserisce come un ulteriore strumento, dando corpo e forma alle trame musicali del gruppo. Non una semplice esibizione, ma un dialogo interdisciplinare. Un’esperienza immersiva che celebra l’incontro tra suono e movimento, invitando il pubblico a un viaggio sensoriale unico, tra energia ritmica e poesia del gesto.
Ciuma è un musicista e compositore dallo stile poliedrico, la cui profonda e inclassificabile identità sonora fonde world music, rock, classica e canzone d’autore. Fondatore nel 1991 del gruppo Bevano Est, vanta un’intensa attività live e discografica arricchita da svariati progetti, tra cui il Trio di organetti Ciuma Salvi & Tombesi, il duo italo-scandinavo Ciumafina (con la nyckelharpista Josefina Paulson) e il duo Ciuma & Adele formato con la figlia al violino, con cui ha pubblicato l’album live 4224 (2024). Affermato autore di musiche per il teatro e il cinema, ha collaborato con nomi del calibro di Ermanno Olmi e Giuseppe Bertolucci, vincendo nel 2019 il premio per la miglior colonna sonora al Brooklyn Film Festival per Solo Cose Belle. È stato inoltre direttore artistico di eventi quali CastiglionFolk e maestro concertatore della Banda Raminga.