LIETTA MANGANELLI / ERMANNO CAVAZZONI
[dibattito + videoproiezione]


LIETTA MANGANELLI

Amelia Lietta Manganelli è nata a San Secondo Parmense (PR) nel 1947. È fondatrice e curatrice del centro studi Giorgio Manganelli. Figlia unica di Giorgio Manganelli, nasce, per sola volontà materna, il 20 maggio 1947, alle 23:45. Quei pochi minuti fanno sì che riesca a nascere di martedì, con enorme gioia della nonna paterna, Amelia che, devotissima di Sant’Antonio, sognava da sempre un discendente che nascesse di martedì, giorno dedicato appunto a Sant’Antonio e giorno in cui “avvengono i miracoli”. Mio padre l’aveva delusa terribilmente nascendo di mercoledì all’alba.  Tutti contenti, nessuno felice: non mia madre che sognava un figlio maschio che assomigliasse a lei, non mio padre, terrorizzato dalle responsabilità, non i miei nonni materni che, dopo pochissimi anni, si troveranno sulle spalle una nipotina “scaricata” dalla madre, che rimarrà con loro, con brevi allontanamenti, fino alla bella età di 20 anni, quando, per motivi più o meno ragionevoli, si sposerà.  Frequenta l’Istituto Magistrale, scuola che non le piace e non le interessa, anche se studia con profitto (non ha amici e quindi non è che abbia molto altro da fare). Inizia a scrivere poesie e brevi racconti che nessuno leggerà mai. Non vede il padre dall’età di tre anni, ma a diciotto anni, non ancora maggiorenne, decide che è stufa di questo padre fantasma, che sembra, a quanto le dicono, non la cerchi e non la voglia.  Decide di andare ad incontrarlo a Roma dove il più manganelliano degli incontri darà il via ad un rapporto strettissimo e affettuoso. Si scoprono simili e non si lasceranno più. Dopo la morte del padre ha deciso di dedicarsi a “snicchiare” tutte le sue opere e si adopera perché molte opere ancora sconosciute vengano pubblicate. Ha creato un Centro Studi che cerca di ricuperare inediti e testi semisconosciuti, aiutando anche e sostenendo studenti che, con notevole follia, decidono di presentare tesi di laurea sul padre, su quel Manga ancora ritenuto, a torto, “scrittore di nicchia”, “leggibile solo da chi avesse tre lauree con la lode e il bacio accademico”. 


GIORGIO MANGANELLI

Giorgio Manganelli è stato scrittore, traduttore, giornalista e critico Letterario; una delle figure fondamentali della Letteratura del ‘900.

(A cura di Lietta Manganelli)

Giorgio Manganelli nasce il 15 novembre 1922 a Milano da genitori originari di Roccabianca (PR). Pessimo scolaro alle elementari, appena decente alle scuole medie, consegue la maturità classica con la media del nove. Si iscrive all’Università di Pavia, dove, “per non fare il professore”, si laurea in Scienze Politiche con una tesi su Tommaso Campanella.
Ancora studente inizia la sua attività di critico sulla Gazzetta di Parma e altre testate culturali, e intraprende l’attività di traduttore dall’inglese per Mondadori e altri importanti editori. Svolge il servizio militare nel 78° Reggimento di fanteria dei “Lupi di Toscana”. Assolutamente negato alla vita militare resterà nei ricordi del suo capitano come “colui che non era mai riuscito ad imparare a legarsi le fasce”. Congedato viene richiamato alle armi dalla Repubblica di Salò, rifiuta l’arruolamento e prende contatto con la Resistenza. Nel novembre del 1944 entra nella sezione di Roccabianca, dove darà il suo attivo contributo, rivestendo anche importanti cariche.
Nel 1964 pubblica “Hilarotragoedia”, stralunato volumetto che trasformerà “il miope professore di inglese in un genio”. Tenta la carriera universitaria che abbandonerà poi per dedicarsi esclusivamente al giornalismo e alla letteratura.
Fulminanti i suoi corsivi prima sul Corriere della sera e poi sul Messaggero, destabilizzanti i suoi libri di saggi, come: “La letteratura come menzogna” e “Laboriose inezie”. Nel 1977 pubblica il “Pinocchio libro parallelo” rilettura del Pinocchio di Collodi e non solo: in particolare “lettura” di tutto quello che è scritto “negli spazi bianchi”.
Vince il Premio Viareggio nel 1979 con “Centuria”, cento “romanzi lunghi una pagina”. Conquista con quest’opera una visibilità mai avuta prima. E’ la sua prima opera a essere tradotta in quasi tutti i paesi europei.
La sua produzione non conosce sosta: “Agli Dei ulteriori”, “Sconclusione”, “Amore”, “Salons”, solo per citarne alcuni. Muore il 28 maggio 1990, lasciando una mole incredibili di inediti, non ancora tutti pubblicati e un vuoto incolmabile nella letteratura non solo italiana. Ma la sua produzione non si ferma. Qualcuno fece questa dichiarazione, faceta ma non troppo: “Manganelli scrive, o almeno pubblica, più da morto che da vivo!”. Ne sono testimonianza gli ultimi volumi usciti: “Ti ucciderò mia capitale” e “Cina ed altri Orienti” per i tipi di Adelphi, e lo splendido “Una profonda invidia per la musica” edito da L'Orma, con cd in voce del Manga. E non è finita qui.



ERMANNO CAVAZZONI 

Ermanno Cavazzoni è uno scrittore e sceneggiatore italiano nato a Reggio nell'Emilia il 3 luglio 1947. É stato docente di Estetica presso l’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Ha scritto diversi romanzi e racconti tra i quali: Il poema dei lunatici (1987), Vite brevi di idioti (1997), Gli scrittori inutili (2002), Morti fortunati (2002), Storia naturale dei giganti (2007), Il limbo delle fantasticazioni (2009), Guida agli animali fantastici (2011), La valle dei ladri (2014); Il pensatore solitario (Guanda 2015), Gli eremiti del deserto (Quodlibet 2016), La galassia dei dementi (La Nave di Teseo 2018). É ideatore della rivista “Il semplice” (1995 - 1997) insieme a Gianni Celati e Daniele Benati. Ha scritto di Luigi Pulci, Ludovico Ariosto, Franz Kafka. Nel corso degli anni ha prodotto vari testi teatrali, testi per trasmissioni radiofoniche e per il cinema. É autore della sceneggiatura di La voce della luna di Federico Fellini, del documentario La vita come viaggio aziendale (2006) e di Vacanze al mare (2014) film di cui è anche regista. Ha inoltre collaborato con vari musicisti; è autore del libretto per l’opera Esame di mezzanotte di Lucia Ronchetti (Mannheim 2015) e di Galleria San Francesco musicato da Tristan Honsinger (Bologna 2002).

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