[musica + arti visive]
PHILIP CORNER / MANUEL ZURRIA

FIRST TRAVELS IN THE NEW MILLENIUM (2000)
Versione per flauti, elettronica e video di Manuel Zurria
Video di Paola Zurria / Ariele Zurria

Un progetto sui codici di trasmissione che regolano un’idea labile ed effimera qual’è la musica mi affascinava da tempo. C’era una necessità in questo progetto, un’urgenza. Quella cioè di vivere la musica in maniera totale, senza limiti e barriere legati alla destinazione strumentale specifica.
Mi ha sempre affascinato la visione che alcuni compositori del nostro tempo hanno destinato ad opere descritte con una notazione non tradizionale, ovvero un codice testuale di impatto emotivo più che di istruzione delle altezze.
Un ipertesto, sensibile a differenti e molteplici livelli di interpretazione e sensibilizzazione.
Philip Corner è stato tra quelli che hanno operato una rivoluzione dolce di questo tipo. La musica ridotta a mera suggestione, ad indotto per scoprire le potenzialità e le corde di chi la suona.
L’opera che si attesta in un territorio ambiguo di appartenenza, la creazione di un momento magico tra autore ed interprete, di conseguenza tra interprete e ascoltatore: disorientamento. Solo così riesco a riassumere la mia esperienza con Philip. Un languido senso di inadeguatezza e di spaesamento.
First Travels in the New Millennium -che è stata anche la mia esperienza d’esordio con Philip- ha subìto una lunga serie di trasformazioni e di cambiamenti. Se da una parte ho cercato di tradurre fedelmente in melodie le lunghe linee tratteggiate da Philip durante il primo tragitto in aereo, taxi, tram e treno nel 2000 (cioè nel nuovo millennio) devo riconoscere che l’aspetto più complesso è stato quello di assemblare una lunga base elettronica di accompagnamento. Per fare questo ho voluto però riportare i suoni al concetto iniziale, cioè quello del viaggio, che in questo caso è un viaggio nel suono, ad occhi chiusi.
Il video è stato realizzato nel 2008 in occasione di un lungo viaggio in Giappone, da Sapporo fino all'estremo sud, a Nagasaki. In compagnia di Paola, mia moglie, e di mio figlio Ariele abbiamo captato i segnali che il caso ci ha suggerito in questo lungo vagare. Oggetti visivi a bassa fedeltà rubati in circostanze occasionali: dentro la cabina di un aereo in attesa del decollo, in un lungo viaggio in taxi alla ricerca di un fantomatico tempio mai trovato, nell'isola di Shikoku, sul trenino che ci accompagnava pigramente a Takamatsu. Anche questo è un aspetto importante dell'arte di Philip Corner, quello dell'object trouvé. Il mondo è pieno di stimoli affascinanti che possiamo scoprire solo a condizione di sognare ad occhi aperti.
Certo mi preme ringraziare Philip Corner per avermi regalato la chiave di una stanza segreta e meravigliosa, piena di oggetti straordinari che non posso vedere ma che posso toccare. Per avermi permesso di scoprire una parte di me che non conoscevo. (Manuel Zurria)

Philip Corner

Philip Corner (New York, 10 aprile 1933) ha studiato con Mark Brunswick al City College di New York (1955) e con Olivier Messiaen al Conservatorio di Parigi (1956-57); presso la Columbia University (1959) è stato allievo di Otto Luening e Henry Cowell.
Si è avvicinato alla musica orientale durante la sua permanenza in Corea con l’esercito statunitense nel 1959-60. Tornato a New York diviene uno tra i primi esponenti di Fluxus nonché membro di alcuni importanti gruppi di avanguardia e di musica sperimentale come il Judson Dance Theatre, e il Tone Roads, di cui è stato il co-fondatore con James Tenney e Malcolm Goldstein.
Dal 1966 al 1972 ha insegnato alla New Lincoln School e alla New School for Social Research di New York e, dal 1972, presso la facoltà della Rutgers University dove ha sviluppato un nuovo sistema di approccio all’insegnamento teorico della musica che abbraccia concetti comuni a culture diverse.
Dal 1972 al 1979 con il Sounds out of Silent Spaces suona regolarmente alla Experimental Intermedia Foundation di New York. Ha collaborato con l’ensemble indonesiano di Gamelan Son of Lion (1976) e diversi coreografi tra cui Lucina Childs e Elaine Summers, con gruppi teatrali statunitensi ed europei.

Corner considera gli influssi delle culture asiatiche -e più in generale delle culture non occidentali- un aspetto fondamentale della modernità. Ancora giovane musicista scoprì che le peculiarità delle musiche di alcuni compositori americani contemporanei (e soprattutto di Cage) relative al timbro, ai microsuoni, e alle caratteristiche dei singoli suoni erano presenti anche nella musica asiatica. L’interesse per la meditazione orientale lo porta ad esplorare il grado massimo di semplificazione dei materiali musicali; questa esplorazione porta a Elementals (1976) così come altre opere composte negli anni ’70 (la serie OM, le Metal Meditations e Pulse) riflettono questa tendenza.
Un aspetto importante della tecnica compositiva di Corner è l’integrazione delle procedure metodiche e d’improvvisazione applicate a strumenti tradizionali nonché a oggetti naturali. La sua notazione grafica è innovativa: possiede particolari qualità calligrafiche, le sue partiture sono apprezzabili anche a livello visivo. Sovente usa lo pseudonimo coreano Gwan Pok (“contemplando la cascata”) alla maniera orientale, quale sigillo apportato alla sue partiture.
Le implicazioni numeriche della musica indonesiana lo hanno ispirato a creare una serie di opere per Gamelan, in forma aperta, strutturate per essere eseguite con molti tipi di strumenti diversi, e comprendenti in alcuni casi anche elementi teatrali e vocali. Sebbene Gamelan rappresenti per l’autore un libero approccio musicale accessibile a gruppi e a solisti sia orientali che europei, le opere di questa serie possono essere eseguite anche da una vera e propria orchestra di gamelan. Uno dei primi ad assimilare l’influenza di Cage e uno dei precursori del minimalismo, Corner ha integrato la casualità alle procedure sistematiche, la ripetizione all’improvvisazione, il rumore al silenzio e all’espressione, in un insieme coerente di composizioni che riflettono esemplarmente il suo incontro creativo e continuativo con le tradizioni musicali orientali.
L’etichetta discografica Alga Marghen prodotta da Emanuele Carcano, Milano, ha recentemente dedicato a Philip Corner un’importante retrospettiva di incisioni.

Manuel Zurria

Manuel Zurria è nato a Catania nel 1962. Vive a Roma dal 1982.
Fortemente attratto dal Minimalismo, ha collaborato con molti dei compositori che hanno contribuito a fondare il genere, da Philip Glass a Terry Riley, da Tom Johnson ad Alvin Lucier, da Gavin Bryars ad Arvo Pärt. Ha partecipato inoltre a prime esecuzioni di Sylvano Bussotti, Aldo Clementi, Franco Donatoni, Luca Francesconi, Salvatore Sciarrino, Francesco Pennisi, Yoshihisa Taïra, Alvin Curran, Frederic Rzewski. Ha suonato nell’ambito di Festivals internazionali quali la Biennale di Venezia, il Festival Musica a Strasbourg, De Yisbreker-Amsterdam, IRCAM-Agorà e Festival d'Automne a Parigi, NewMusicFestival a Stockholm, Theater Winter a Tokyo, Akademie der Kunste e MaerzMusik a Berlin, ULTIMA ad Oslo, Wien Modern a Vienna, Festival Romaeuropa.
Nel 2008 ha presentato al Pacific Music Festival di Sapporo in prima esecuzione giapponese il concerto per flauto e orchestra Voyage V di Toshio Hosokawa sotto la direzione dell’autore. Nel 1990 è stato tra i fondatori di Alter Ego.
Ha collaborato con artisti  quali John Duncan, Philip Jeck, John De Leo, Pan Sonic, Scanner, Matmos, William Basinski. Ha inciso per BMG-Ricordi, Capstone Records, EdiPan, Stradivarius, Touch, Die Schachtel, BMC, Wergo. Attualmente collabora con Philip Corner. Nel 2007 ha pubblicato con l’etichetta Die Schachtel un triplo CD intitolato Repeat! che raccoglie le esperienze maturate nel corso degli ultimi anni della sua attività riscontrando un grande successo da parte della critica specializzata internazionale.
Nel 2008 ha pubblicato con l’etichetta ungherese BMC NIAGARA, un CD monografico con musiche di László Sáry.


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